domenica, 22 marzo 2009

Orazio era handicappato, così si diceva allora. Io ero bambino e la domenica non amavo andare a trovarlo; significava distogliermi dalla vendita dei giornaletti sotto casa, dalle corse in bicicletta con gli altri, tutte cose che con lui non potevo fare. Quando prendevamo tutti la macchina per andare a trovare  zia iniziavo a sbuffare e ad agitarmi in auto e mio padre sopportava sopportava. Orazio era handicappato ma io non sapevo che cosa quella strana parola potesse o dovesse significare ed allora una di quelle domeniche presi coraggio e dissi a mio padre “io da Orazio non ci voglio venire, non è normale”. Ero fiero di quella gran pensata anche se sapevo che nulla di buono sarebbe arrivato ed infatti la risposta fu un sonoro ceffone, l’unico che mio padre mi avrebbe dato in tutta la sua vita. Insomma il primo vero dubbio della mia vita fu quello riguardante la normalità. E da allora ho smesso di tormentarmi sulla normalità, ed anche Orazio non se li faceva troppo problemi sulla normalità, non perché non fosse in grado, ma perché a lui piaceva giocare a modo suo, e si divertiva pure parecchio con mio padre. Un po’ li invidiavo, si divertivano così tanto perché mio padre non aveva mai detto che non era normale? Chissà…Ho imparato anche io a giocare con Orazio peccato che lui non abbia avuto molto tempo; una domenica, proprio una domenica di quelle nelle quali lo andavamo a trovare ha deciso di non farsi trovare; pioveva e se n’è andato con i suoi giocattoli da qualche altra parte. Soltanto qualche anno più tardi non lo avrebbero chiamato più handicappato, ma ragazzo con problemi, ma lui ormai se ne stava a giocare da qualche altra parte. Se solo avesse avuto un po’ di pazienza sarebbe stato chiamato diversamente abile, ma lui continuava a giocare da qualche altra parte. Ma gli altri come lo avrebbero guardato? Come un handicappato, come un ragazzo con problemi, come un diversamente abile? A lui sicuramente non sarebbe interessata la questione e francamente nemmeno a me, io ci giocavo a lui quello interessava.

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martedì, 30 dicembre 2008
Vorrei, dopo aver vergato “ il girone dei griffati”, continuare a scandagliare il fondale di questa varia umanità che ci circonda in modo da individuare i vari pesciolini che popolano il nostro mare. Magari tornerò su queste tematiche sperando di non risultare troppo noioso. Catalogare questo pazzo pazzo variegato universo è una impresa troppo ardua, butto giù qualche categoria giusto per ingannare un po’ il tempo.
I “guinzagliati”.
A questa categoria appartengono elementi quasi esclusivamente di sesso maschile che, spesso mentendo a se stessi, offrono tutta la loro amicizia alle fanciulle verso le quali nutrono un interesse, raramente però rivelano il loro amore. Il risultato che ne deriva è terrificante. I “Guinzagliati” sono esseri duttili e pratici per le gentil pulzelle che, accorgendosi della simpatia di fondo mai però manifestata, utilizzano questi esemplari per proteggersi da eventuali attacchi esterni indesiderati pur mantenendo una ampia autonomia di azione e movimento. I “Guinzagliati” sono particolarmente indicati come accompagnatori nelle attività sportive all’aria aperta (la loro specialità è affiancarsi nella corsa alle amiche carine). A volte i “guinzagliati” sono effeminati sia nei gesti che nelle movenze, in questo caso, visto la loro potenziale, anche se non dimostrabile omosessualità, prendono la denominazione di “Ibridi”.
I “mollati”. Categoria di uomini che, data l’improvvisa solitudine, capovolgono di netto le proprie abitudini e, dopo anni trascorsi in una vita rigorosamente a due, si dedicano alle più varie attività. Corsi di ballo latino americano, corsi di nuoto, palestra, ritorno al calcetto con gli amici. Generalmente sono teneri ed innocui, la loro situazione è transitoria, in quanto essendo tipi sostanzialmente consuetudinari, riescono a trovare nella nuova compagna il vero equilibrio.
I “Cani da pelo”. Hanno una missione da compiere. Conoscere quante più donne possibile in modo da ottenere soddisfazione, alla lunga, dei propri sensi. In questi elementi prevale l’istinto predatorio che, se affinato con cura, può produrre soggettività socievoli, dinamiche e pratiche. Tutte le loro attività sono finalizzate al raggiungimento del traguardo prefissato in partenza. Essenziali e coerenti. I “cani da pelo”, se di razza, svolgono meticolosamente il loro compito, con alterni successi, senza però risultare fastidiosi, né dannosi.
Le “zanzare”. Hanno caratteristiche opposte ai “Cani da Pelo”. Si propongono in maniera goffa alle gentil fanciulle, sono sensibili e timidi, spesso dopo un insuccesso si propongono come “Guinzagliati” non prima però di aver sfoderato armi antiche come la poesia e gli inviti romantici.
I “kamikaze”. Applicatori della legge dei grandi numeri. La ricerca del sesso opposto è un qualcosa che può trovare soltanto nella statistica la sua soddisfazione. Hanno un catalogo standard che viene offerto a tutte le possibili interessate.
I “Finti Carismatici”. Lavorano sodo e parecchio su se stessi. A secondo della convenienza approfondiscono attività, per le quali in realtà, non nutrono nessun interesse.
“Le mazze”. Categoria che in genere non ha un’età avanzata, sono individui che si muovono esclusivamente in piccoli gruppi e senza una strategia ben precisa, tentano “assalti” abbastanza casuali.

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martedì, 23 dicembre 2008
Ciao, sì lo so che ci conosciamo da poco e dovrei essere cortese, mostrarmi interessato a ciò che pensi, ai tuoi interessi. Dovrei chiederti che musica ascolti, di che segno sei, dire che il calcio mi fa schifo che la volgarità non mi appartiene. So cosa hai passato per il tuo ex, la forza che hai dovuto avere per uscire da quella situazione. Ho già capito che la tua sensibilità ti ha reso fragile e forte allo stesso tempo. Ecco io voglio mostrarmi a te per quello che sono, essere sincero, onesto e trasparente ed è per questo che ti dico che nonostante io sia affascinato dalla tua grande interiorità, dalla tua bellezza d’animo avrei come priorità, se la cosa non ti offende e ti fa piacere, quella di penetrarti ma con molto rispetto ed ammirazione. Una volta realizzato ciò vorrei parlarti dei miei film preferiti e delle mie aspirazioni...
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venerdì, 19 dicembre 2008

Volevo dei contributi; ma mi hanno spiegato che il mercato del lavoro sta cambiando. Volevo la malattia; ma mi ha detto che ai collaboratori non spetta.
Allora ho detto che bello adesso arriva Babbo Natale e mi porta qualche bel regalo, ma quel panzone avvinazzato ha prima voluto vedere la busta paga ed io..."ma non ce l'ho; ho i rimborsi spese". E lui "Niente con quelli hai diritto soltanto a giocattoli tossici cinesi".
E dentro di me allora ho pensato. "Va bè mi comprero' qualcosa di davvero bello con la tredicesima". Ma una voce lontana mi ha detto. "No! tu non ce l'hai la tredicesima sei un lavoratore flessibile!".
Ed allora "mi sono flesso"
Babbo Natale è tornato indietro sui soui passi e mi ha detto "Ma perchè ti sei flesso?"
Prima di parlare ho pensato tra me e me sto vecchio deve essere proprio suonato.
"Cercavo i miei diritti e per cercarli mi sono dovuto chinare, ma non ti preoccupare mi rialzo presto, non li ho trovati a terra, devono essere stati smarriti da qualche altra parte".

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martedì, 09 dicembre 2008

Parleremo oggi di due patologie che affliggono in maniera speculare il sesso maschile e quello femminile. Per gli uomini si tratta della “carenza di Topamina”; per le donne di Acazzosi, che nei casi più gravi, può degenerare in Acazzite.

I primi sintomi si avvertono in età post-adolescenziale e, di solito, non sono acuti. Nelle donne inizia ad esserci un senso di disorientamento, irrequietezza che può degenerare in Acazzosi, se non si trova il giusto rimedio. Dai 25 anni in poi e con l’avanzare dell’età può accrescere il malessere, che, se non curato, può portare dopo i 40 alla Acazzite. In questo caso i sintomi sono manifesti ed evidenti; scarsa autostima, facile irascibilità, invidia, oltre ad una strana e non spiegata (nemmeno dai maggiori luminari in materia) ossessione per qualsiasi oggetto dalla forma oblunga.

Negli uomini la carenza di Topamina è endemica, il soggetto di sesso maschile è da sempre alla ricerca di tale sostanza. La patologia, però, nell’uomo, si manifesta (a differenza delle donne) in età avanzata. Per sopperire a tale mancanza l’uomo si comporta in modo insolito, mostra interesse per l’arte, disdegna la compagnia degli amici, si professa credente di qualsiasi religione se la preda da lui individuata, è portatrice della sostanza in oggetto. Nei casi più gravi può essere anche interessato allo shopping e condannare la volgarità che, prima della carenza stessa, lo contraddistingueva.

Purtroppo non esiste una cura definitiva e risolutoria, i maggiori specialisti consigliano pero’ alle donne di cercare il principe azzurro fino ai 30, cercare un buon fantino fino ai 40, individuare uno che sappia andare a cavallo dai 40 in poi. L’alternativa è quella di sopportare ed essere consapevoli dei malesseri causati dall’Acazzite.

Per gli uomini il discorso è diverso, esso è un essere meno fragile ma estremamente più semplice, esso deve andare semplicemente alla ricerca costante della Topamina, sostanza che, seppur con differenze qualitative, si trova in abbondanza in natura.

Questa rubrica è aperta ad ulteriori approfondimenti e sviluppi…

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sabato, 01 novembre 2008
No, no; non è un discorso di questi giorni, è del 1950. Sono le parole di Piero Calamandrei

http://it.wikisource.org/wiki/Facciamo_l%27ipotesi

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

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categoria:scuola, riforma, tagli, gelmini
giovedì, 18 settembre 2008

Ovviamente su questi fatti vi sarà scarsissimo, o nullo, rilievo sulla stampa nazionale. Vi giro questa interessante lettera, datata 16 settembre, del presidente della Unione Cronisti Italiani.

Nuova iniziativa della magistratura contro chi assicura il compito di informare

 PERQUISIZIONI: LA CRONACA NON SI FERMA CON LE INTIMIDAZIONI
 
 Le perquisizioni di oggi contro i colleghi Fiorenza Sarzanini e Guido Ruotolo segnano una nuova fase dello scontro in atto tra giornalisti e magistratura che ha visto solo venerdì scorso le perquisizioni contro Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi.
 
Sarzanini, per il Corriere della Sera, e Ruotolo per la Stampa, hanno informato gli italiani sugli sviluppi delle indagini di polizia e magistratura sugli appalti legati alla Expo’ Milano 2015. Di Feo e Fittipaldi sulle indagini sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania. Tutti e quattro hanno svolto il compito che è loro affidato dalla legislazione per garantire ai cittadini il diritto che la Costituzione loro attribuisce: quello di essere informati, in modo completo, compiuto e tempestivo.
 
Le ricorrenti perquisizioni contro i cronisti in tutta Italia, spesso senza o con motivazioni palesemente strumentali, hanno l’effetto di reprimere la libertà di informazione. Colpendo direttamente quelli coinvolti e intimidendo tutti gli altri. La conseguenza dovrebbe essere quella di impedire che si scriva o si racconti qualsiasi cosa la magistratura non vuole gli italiani sappiano, o che sappiano solo in una versione ufficiale, funzionale a interessi e poteri particolari.
 
La Costituzione repubblicana, l’ordinamento democratico, il rispetto dei giornalisti per il proprio ruolo e la coscienza civile del Paese disegnano un modello diverso, nel quale l’informazione non è a senso unico e uniforme.
 
L’Unione Nazionale Cronisti Italiani e le altre organizzazioni dei giornalisti impediranno che ciò avvenga. La cronaca non si ferma con le intimidazioni.
 
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sabato, 12 luglio 2008
Rischia una condanna per estorsione il datore di lavoro che sotto la minaccia del licenziamento sottopaga i propri dipendenti costringendoli a dichiarare un importo mensile superiore a quello che intascano ogni mese. Lo afferma, in sostanza, la sentenza n.28682 della Seconda Sezione Penale della Cassazione

La sentenza riguarda ll'esame del caso dei due proprietari di un supermercato, marito e moglie, che vivono nel comune di Sciacca (Palermo). I due imprenditori ogni mese costringevano i lavoratori del loro negozio ad accettare uno stipendio inferiore rispetto a quello che ufficialmente dichiaravano di versare.
La Cassazione, confermando il divieto di dimora nel comune di Sciacca per la moglie, Calogera B., disposto dal Tribunale della liberta' di Palermo, ha sottolineato che: '' nel caso in cui un datore di lavoro realizzi una serie di comportamenti estorsivi nei confronti dei propri lavoratori dipendenti, costringendoli ad accettare trattamenti retributivi deteriori e non corrispondenti alle prestazioni effettuate e in genere in condizioni di lavoro contrarie alla legge e ai contratti collettivi, approfittando della situazione di mercato in cui la domanda di lavoro e' di gran lunga superiore all'offerta, e quindi ponendo i dipendenti in una situazione di condizionamento morale, in cui ribellarsi alle condizioni vessatorie equivale a perdere il posto di lavoro e' configurabile il delitto di estorsione''. (ANSA)

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venerdì, 20 giugno 2008

Ho avuto l’illuminazione, la scossa giusta, torno a scrivere qualcosina dopo secoli. Non c’è stato un motivo preciso per il lungo stop, c’è però per il riavvio. Navigando pigramente sono tornato a visitare il vecchio caro “prigionieridelleotto”, blog senza pretese, per pochi amici fidati e, sorpresa delle sorprese, ho visto sopra la testata una insistete pubblicità sulle chat gay. La cosa mi ha alquanto allertato, ho immaginato subito il blog invaso da signoroni coi baffi alla olandese, muscoli palestrati e voce tremula che usavano il mio spazio web per scambiarsi ricette di cucina, consigli, e quant’altro. Meglio vigilare…non ho niente contro i gay, ma se il mio blog deve diventare simbolo dell’orgoglio Homo voglio almeno monitorare la situazione. Durante l’assenza avevo sognato un grande scatto professionale, una villa ai caraibi con donnine gentili che mi porgevano bibite leggermente alcoliche alla frutta. Niente di tutto ciò, continuo a correre sul filo del precariato, con alti e bassi, ma per fortuna siamo nel periodo degli alti con discrete soddisfazioni. Al posto della villa ai caraibi mi accontenterò (ma con tanta serenità nel cuore) del mare nostrano. Dopotutto ormai il perizoma è di ordinanza anche da noi, dal sedere si capisce tutto di una donna, c’è la natica triste, quella altezzosa, quella arrogante, quella sul viale del tramonto ma con gloriosi trascorsi. Il culo non mente mai…è lo specchio dell’anima.

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mercoledì, 14 novembre 2007

* La parola tragno si usa nel dialetto abruzzese per indicare un grande secchio

La sua notorietà aveva superato la sua stazza. La Donna Tragno era conosciutissima in città: 60-90-120 inconfondibili misure di un essere dalla leggiadria di un ippopotamo in calore. Il destino aveva deciso di scherzare con questa fanciulletta, dandole sì un aspetto orripilante, ma regalandole anche un’incredibile bellezza d’animo. Un fiore profumato rinchiuso in un corpo a piramide (che le donava tra l’altro un qualcosa di esoterico). Il vero cruccio della povera donna era però l’alito, nemmeno un fiume in piena ricolmo di carogne, riusciva a raggiungere le vette di supremo fetore del suo sospiro fatato. I ben informati sostengono che una volta, dopo aver ingerito una quantità smisurata di Ben Cola (l’equipollente negli hard-discount della famosa bibita di Atlanta), si fece scappare un innocente “ruttino”; le conseguenze per i vicini furono terrificanti. Il più fortunato si riprese soltanto dopo due mesi di cure intensive nella clinica svizzera del dott. FrizzenStrauss. Tutti la temevano, il bacio della Donna Tragno poteva risultare mortale. E lei, povera ragazza che avrebbe voluto avere una vita sentimentale come tutti gli altri, era quotidianamente obbligata a subire le più aberranti angherie. Tralasceremo per pietà umana i dettagli, basti pensare che la Donna Tragno era profondamente segnata da questa umanità così accanitamente pietosa verso i diversi. “A che mi serve apprezzare la bellezza di un tramonto, capire il vero valore delle cose, se poi non posso condividere questi tesori con nessuno – diceva tra sé e sé – io sono così e non posso cambiare, questa sofferenza che mi porto dentro mi sta logorando”. Tristi pensieri che non dovrebbero mai girare per la testa di una giovane donna. Ma all’improvviso dal più recondito angolo della disperazione, la Speranza diede una spolverata al suo abito sgualcito ed uscì allo scoperto in aiuto della Donna Tragno. Era una mattina piovosa e la protagonista della nostra storia era come al solito al lavoro (cassiera in un supermercato). “Mani in alto questa è una rapina!” un uomo cattivissimo e stolto minacciava con una pistola la Donna Tragno. La tensione era ai massimi livelli; un vigilantes tentò di reagire ma fu colpito con il calcio della pistola dal malvivente. “Ahhhhhhhh!!!!”. Un urlo terrificante uscì dalla bocca della nostra eroina che ormai era letteralmente paralizzata dalla paura; quel semplice grido riuscì però a stendere il manigoldo che investito da uno sciame di puzza impazzita stramazzò al suolo; allo stesso tempo si rianimò anche il vigilantes che si recò subito dalla Donna Tragno e le disse “Tu mi hai ridato la vita io ti darò l’amore”. “Cos’è una canzone di Gino Latilla?” – disse lei – “No ti voglio ho deciso che tu sei l’unica donna per me”. “Ah! Alan Sorrenti – ancora lei incredula “. “No te lo giuro ti desidero”. E fu così che in seguito i due si unirono in matrimonio e Franco (decisero di dargli un nome importante e carico di significato) il frutto del loro amore, allietò i primi passi della loro vita insieme.

postato da: artemio alle ore 19:19 | Permalink | commenti (7)
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