Orazio era handicappato, così si diceva allora. Io ero bambino e la domenica non amavo andare a trovarlo; significava distogliermi dalla vendita dei giornaletti sotto casa, dalle corse in bicicletta con gli altri, tutte cose che con lui non potevo fare. Quando prendevamo tutti la macchina per andare a trovare zia iniziavo a sbuffare e ad agitarmi in auto e mio padre sopportava sopportava. Orazio era handicappato ma io non sapevo che cosa quella strana parola potesse o dovesse significare ed allora una di quelle domeniche presi coraggio e dissi a mio padre “io da Orazio non ci voglio venire, non è normale”. Ero fiero di quella gran pensata anche se sapevo che nulla di buono sarebbe arrivato ed infatti la risposta fu un sonoro ceffone, l’unico che mio padre mi avrebbe dato in tutta la sua vita. Insomma il primo vero dubbio della mia vita fu quello riguardante la normalità. E da allora ho smesso di tormentarmi sulla normalità, ed anche Orazio non se li faceva troppo problemi sulla normalità, non perché non fosse in grado, ma perché a lui piaceva giocare a modo suo, e si divertiva pure parecchio con mio padre. Un po’ li invidiavo, si divertivano così tanto perché mio padre non aveva mai detto che non era normale? Chissà…Ho imparato anche io a giocare con Orazio peccato che lui non abbia avuto molto tempo; una domenica, proprio una domenica di quelle nelle quali lo andavamo a trovare ha deciso di non farsi trovare; pioveva e se n’è andato con i suoi giocattoli da qualche altra parte. Soltanto qualche anno più tardi non lo avrebbero chiamato più handicappato, ma ragazzo con problemi, ma lui ormai se ne stava a giocare da qualche altra parte. Se solo avesse avuto un po’ di pazienza sarebbe stato chiamato diversamente abile, ma lui continuava a giocare da qualche altra parte. Ma gli altri come lo avrebbero guardato? Come un handicappato, come un ragazzo con problemi, come un diversamente abile? A lui sicuramente non sarebbe interessata la questione e francamente nemmeno a me, io ci giocavo a lui quello interessava.




